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Speciale Montagnav(v)entura 2014 Il segreto di Francesca
Racconto

IL SEGRETO DI FRANCESCA

Racconto di Victor Caviglia di Quiliano (SV), il più votato sul web nell'ambito del Premio Montagnav(v)entura 2014.


Pavese: no... Verga: no... Salgari: no... Ah eccolo!... “Le fiabe dei fratelli Grimm”... Me lo hanno consigliato molte volte, è l'occasione giusta per leggerlo con questo temporale nella valle. Solo che su 'sto lettore di e-book mia madre si è scaricata mezza biblioteca! Ce ne ho messo di tempo a trovarlo!

“C'era una volta...”... “C'era una volta...”... e ancora “C'era una volta”...

Chissà come mai iniziano sempre così tutti i racconti... e se fosse “C'è oggi...” o “Ci sarà un giorno...”?... Vediamo che si può fare...

Possibile non ci sia nemmeno una penna in 'sta baita?! Ah eccoli: blocco note e biro, a noi due! O “noi tre”?... Vabbè, mi sono capito da solo...

“C'è oggi”.... un tempo triste nella valle. Quelle soffici nubi grigiastre, un po' come un paio di occhiali da sole messi al sole stesso, fanno sembrare tutto più spento. Piove.

Nella baita vicino al bosco Francesca, quindicenne da poco, è impegnata a scarabocchiare capitoli per il libro che sta cercando di scrivere. Suo fratello, Andrea, un anno più vecchio, sembra assorto nei suoi pensieri; in realtà sta fissando il tablet per controllare le notifiche su Facebook. Ormai internet prende anche qui, sulle vecchie Alpi, una volta simbolo della natura incontaminata e impervia, che gli uomini a malapena riuscivano a sfidare con scarponi e bastone.

“Fra’! Oggi è il compleanno di Paoletta! Le faccio gli auguri anche da parte tua qui su Facebook?”

“Sì, fa come vuoi ma non rompere, ho da fare!”

“Simpatica come sempre sorellina, te e quel tuo libro... La ragazza lupo, o come l’hai chiamato...”.

“Parla per te, che pure qua in montagna sei attaccato al tablet! Ora stai zitto che sennò mi deconcentri...”.

La ragazza lupo: bel titolo per un romanzo! D'altronde, Francesca è sempre stata così: la sua fantasia ha sempre volato in alto, dove solo le aquile osano librarsi. La sua stanza è tappezzata di poster e foto di lupi... forse anche lei sente di voler essere un po’ come loro: libera, una ragazza lupo.

Ieri durante una passeggiata ne ha visto uno sull’altro versante del vallone. È stata fortunata: anche qui, dentro al parco naturale, è raro e tutt'altro che facile vederli. Com'era felice! Avrà avuto l'ispirazione per altri 10 capitoli dopo un simile incontro! Stamattina, se non fosse stato per il tempo, voleva già prepararsi zaino e borraccia per andare nel bosco e cercare di vederne un altro.

È diversa, lei, dalle sue coetanee. Non si trucca, si veste come capita, senza troppi fronzoli per la testa, non passa ore su telefonino o computer, le piace il mare, ma ciò che ama davvero è la montagna, il posto dove si sente davvero libera. Nel suo libro sta rivelando i suoi sogni, desideri, fantasie:

“... Fa freddo, lei è accovacciata vicino alla sua tenda, accanto al falò, con Nembo, il suo amico lupo. Ormai vive da anni nella foresta, sola, con la sua tenda e lo stretto indispensabile. Quel lupetto lo ha visto quando non era più lungo di un palmo... Sapeva bene come comportarsi quando la madre di Nembo la vide per la prima volta. Non le fece del male. Nembo ha circa due anni ora, sa badare a se stesso, ma non ha abbandonato la sua amica e compagna di libertà”.

Per domani, dato che il tempo dovrebbe migliorare, Francesca ha già preparato tutto per la notte fuori, in tenda nel bosco. Se c'era una cosa che non voleva portare era il telefono: almeno qui voleva poter essere libera da chiamate, sms e sinuose onde elettromagnetiche che, come dice lei, “ti friggono il cervello”. Alla fine il compromesso con sua madre è stato il walkie-talkie professionale, col quale avrebbe potuto chiamare in situazioni problematiche. Non è la prima volta che passerà la notte fuori, in tenda, sola: non ne vuole sapere di portarsi dietro Andrea con tutti i suoi aggeggi tecnologici.

Ormai è sera e la luna piena splende nel cielo; intorno ad essa la foschia di alta quota crea un riverbero a forma di anello che da queste parti i vecchi chiamano “tempo da lupi”. Francesca ha montato la tenda prima del tramonto. Non può accendere falò per evitare guai con le guardie forestali e si accontenta di fasciarsi nel sacco a pelo e, con la sua penna, il blocco note e la torcia frontale, scrivere altre pagine. L'unica cosa di cui sente la mancanza è l'avere vicino davvero Nembo.

Non ha un orologio dietro, si affiderà alle luci dell'alba per il risveglio, non sa che per il “mondo digitalizzato” sono circa le due di notte. Sa solo che per questa notte può sentirsi davvero una “ragazza lupo”, libera sotto le stelle e sotto i monti che tanto ama e che la proteggono in un anfiteatro naturale di rocce ed alberi. Decide che passerà la notte sveglia per godersela appieno: prende zaino, borraccia, torcia e lascia dentro la tenda un biglietto per eventuali passanti o guardie su cui è scritta la frequenza radio su cui contattarla al walkie-talkie.

Gli occhi ormai abituatisi al crepuscolo e la luna piena le permettono di camminare tranquilla nella notte, vedendo ogni cosa sotto ad una luce simile a quella del giorno, solo più tenue e più suggestiva, che fa apparire ogni colore come fosse una gradazione di blu o turchese. Il cielo è terso, trapunto di puntini bianchi, con la Via Lattea che si impone come strada maestra tra i sentieri delle stelle. L'erba ondeggia sotto la brezza notturna che dai monti scende a valle.

Francesca cammina e si guarda intorno, meravigliandosi per ogni piccolo particolare, dal fluido gorgoglio del ruscello ai giochi di luci e ombre tra le creste alpine. Fino a che, per un istante, il tempo sembra fermarsi, non solo per lei, ma per tutta la valle. Sperava di poterlo sentire da tutta la sera, e finalmente eccolo: un lungo e dolce ululato che non crea eco da una parte all'altra della valle, come se nemmeno i monti volessero dialogare passandosi quel suono ma volessero solo impossessarsi, ammirati, di quel richiamo di libertà. Il richiamo di quello che per Francesca è il “suo Nembo” per una notte.

Non ha paura, sa come comportarsi se lo vedesse e sa che non le farebbe del male se gli mostrasse che non ha nulla da temere da lei. Cammina per qualche decina di minuti, salendo su per il crinale del monte fino a che non arriva al bordo di quel piccolo spiazzo di roccia ammorbidita dal muschio, dal quale si vede tutta la vallata: da lì spera di vedere il lupo da qualche parte nella valle.

Il suo cuore perde un battito. Il suo Nembo è proprio lì, sullo spiazzo, accovacciato, che guarda la valle alzando ogni tanto la testa verso la luna. Francesca nota di essere sottovento, probabilmente per questo il lupo non ha ancora sentito la sua presenza nonostante il fiuto acuto. Ha sempre desiderato toccarne uno, ma indugia: sogna per un momento che sia il suo Nembo, quasi come un cavaliere che chiede un ballo alla sua dama, a fare il primo passo verso di lei.

Decide solo di far notare al lupo gentilmente la propria presenza e con le mani fa frusciare dolcemente un cespuglietto d'erba. Il lupo gira prima un orecchio in cerca del suono nuovo, poi, lentamente, la testa. La vede, inginocchiata sull'erba, che nonostante la gioia, non sorride per non mostrare i denti, cosa che sarebbe un segno di minaccia per lui.

Nembo è curioso. Non capisce come mai quella creatura, della cui specie ne ha viste molte prima, non ha ancora cercato di accecarlo con un lampo di luce uscente da qualcosa che tiene nelle zampe alte: di solito quelle creature fanno solo questo con lui!

Osa qualche passo titubante guardandosi intorno e tastando il terreno, quasi per assicurarsi che non gli svanisca sotto le zampe all'improvviso. Le è vicino. Molto vicino.

Nessuno sa se tutto sia durato un attimo o ore.

Ora Francesca sa come batte il cuore di un lupo libero, lo ha sentito con la mano, ma lo terrà per sé, non lo racconterà a nessuno né lo scriverà su Facebook. Sarà il suo segreto.

La mattina dopo, nella piccola taverna del paesino vicino, si sente Celestino, il vecchio del villaggio, residente lì da sempre, che tutti credono matto perché resta lì anche negli inverni più nevosi, raccontare una delle sue storie fantasiose sul lupo della valle :

“... stanotte ho sentito un richiamo venire dal crinale della montagna... era lui, aspettava di nuovo la sua amica: la ragazza lupo... credo che questa volta l'abbia trovata”.

Chi mai crederebbe a un vecchio che ha passato la vita con le sue pecore sugli alpeggi?

Chi mai potrebbe sentirlo dire da quelle testimoni che sono le montagne, che tutto vedono, tutto odono, ogni cosa dominano, ma nulla confessano mai? Il segreto di Francesca per il momento è al sicuro. Però, chissà... Magari...

“Ci sarà un giorno...”... qualcuno che, in un pomeriggio di pioggia, leggerà il libro della “Ragazza lupo”. Ci sarà un giorno qualcuno capace di sentire ciò che le montagne sussurrano dalle loro vette. Ci sarà un giorno qualcuno che volerà con le aquile e correrà con i lupi, libero.

ma, 2014-04-29

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